Domenica di Abramo: Gesù dona la vera libertà

Cari fratelli e sorelle, siamo già nella terza settimana di Quaresima, un tempo di preparazione e di riflessione.
La prima domenica abbiamo meditato sulle tentazioni di Gesù; la seconda ci siamo soffermati a riflettere sul Vangelo detto della samaritana; oggi, in questa terza domenica, chiamata di Abramo, vorrei condividere con voi tre aspetti su cui meditare: chi è veramente discepolo di Gesù?

Qual è la vera libertà? Padre nella carne o Padre spirituale?
Chi è veramente discepolo di Gesù?

La domanda è di per sé inquietante. Essere discepoli di Gesù non è semplicemente un’adesione intellettuale al suo insegnamento o il risultato di una forte emozione.
Il Signore dà una prova di verità a coloro che credono in lui, mentre nel Vangelo di oggi, in diverse occasioni, alcuni dei cosiddetti discepoli non sono in grado di dimostrare la realtà della loro fede.
Quali sono dunque i criteri per determinare un vero discepolo, oggi come allora?

La perseveranza nella Parola; l’amore fraterno; i frutti abbondanti portati alla gloria di Dio. Se così è, siamo davvero discepoli di Gesù?
Che cos’è la vera libertà?
Il popolo ebraico, che per 400 anni ha dovuto subire la schiavitù in Egitto, ha sempre amato la libertà.
D’altronde, essa è il desiderio di ogni essere umano. Ma la vera libertà è diversa da quella a cui aspira naturalmente il cuore.

Dare libero sfogo ai propri capricci, soddisfare le proprie voglie e i propri desideri non è libertà.
I Giudei che discutevano con Gesù pensavano solo alla libertà politica e sociale. Rifiutando di ammettere la loro condizione di sottomissione ai Romani, si vantavano di essere il popolo eletto, la discendenza di Abramo, ma, per quanto riguarda la loro condizione spirituale, erano in realtà ciechi.

La vera libertà cristiana, dunque, è la capacità di fare la volontà del Padre come figli.
Questa condizione di libertà si gusta in pienezza quando si persevera nella verità.
Dobbiamo perciò chiederci: siamo liberi o ancora schiavi del peccato?
Padre secondo la carne o Padre spirituale?
Nel loro orgoglio, gli ebrei giustificarono la loro sicurezza dicendo che discendevano da Abramo dimenticando che i veri figli si comportano come i loro padri.

E quando, nel dibattito che li oppone a Gesù, Abramo non è più sufficiente per loro, invocano la paternità di Dio.
Il Signore, con parole particolarmente severe, mostra che ciò che determina il carattere di un uomo non è la sua ascendenza naturale o razziale, ma la sua filiazione spirituale.

Ancora una volta la domanda è d’obbligo: ci sentiamo davvero figli di Dio?
Nell’acceso dibattito con i Giudei, nostro Signore usa un linguaggio incisivo che sottolinea la vera natura dei suoi avversari: “Voi non siete da Dio”.

Che Gesù ci aiuti a vivere come discepoli liberi che servono Dio nostro Padre.
Buona domenica e buon cammino quaresimale.

Don Jean-Claude Ngoy, sdb

Fonti: Sondez les écritures