Il riposo della terra
Fin dall’antichità era conosciuta e praticata la prassi di lasciare riposare periodicamente la terra, per non sfruttarla oltre misura e per assicurarsi, quindi, che essa potesse dare sempre i frutti attesi.
Nella Bibbia era sancito che il riposo venisse effettuato ogni 7 anni. In occasione del Giubileo, fu introdotta la prassi di un riposo straordinario che, quindi si aggiungeva a quelli già presenti.
Di fatto questa norma rimase pressoché disattesa perché, in occasione del Giubileo, si verificava la circostanza di due anni consecutivi di riposo (il quarantanovesimo come multiplo di sette, e il cinquantesimo). Infatti è praticamente impossibile vivere solo dei frutti spontanei della terra, senza poterla coltivare, per un periodo così lungo.
La prassi di lasciar riposare il terreno è giunta peraltro fino ai giorni nostri, con la pratica della “rotazione” che evita uno sfruttamento esagerato del terreno stesso mediante l’alternanza delle coltivazioni.
Il concetto che questa prassi ci richiama è quello, ben più ampio, di aver rispetto del mondo in cui viviamo, avendo cura della “casa comune” come viene chiamata da papa Francesco, in particolare nella sua enciclica “Laudato sì”.
Lo sviluppo a ritmi esponenziali della tecnologia che accompagna lo sviluppo economico dei nostri tempi, accanto a innegabili miglioramenti nelle condizioni di vita delle persone, ha causato uno sfruttamento intensivo delle risorse naturali, con conseguenze negative riguardo all’inquinamento atmosferico e agli sconvolgimenti climatici che ne derivano, e che sono fonte di preoccupazione per il futuro dell’umanità.
Il richiamo al rispetto della natura, sancito dal Giubileo, è pertanto più che valido anche nel nostro tempo.
Certo, interventi di ampia portata sono di competenza dell’intera comunità internazionale, ma anche noi, come singoli individui, possiamo dare il nostro contributo per rendere migliore l’ambiente nel quale viviamo.
Cogliamo quindi l’occasione di questo anno speciale per intensificare i nostri sforzi per invertire la rotta pericolosa che stiamo percorrendo. E rendere più vivibile la nostra casa comune e per consegnarla tale alle generazioni future.
Per fare questo bastano piccole precauzioni nel nostro agire quotidiano.
Ad esempio possiamo:
- Prestare maggiore attenzione per evitare gli sprechi di cibo e di acqua;
- Fare un utilizzo più sobrio degli elettrodomestici;
- Usare la macchina solo quando è strettamente necessario
- Evitare di disperdere sostanza inquinanti nell’ambiente.
- Praticare con rigore la raccolta differenziata dei rifiuti per consentire il riciclo di tutte le sostanze che lo consentono.
- Sostenere tutte le iniziative volte a ridurre l’inquinamento atmosferico, con il ricorso a fonti di energie pulite.
- Ecc.
Per finire vi propongo un motto che ben si addice all’argomento che stiamo trattando:
“Se tante persone di poco conto, in molti luoghi di poco conto, facessero cose di poco conto, la faccia del mondo cambierebbe”.
Sergio Taccani
