Buongiorno, cari fratelli e sorelle. Il Vangelo di questa domenica ci aiuta a comprendere la vocazione dell’esattore delle tasse, che non esita un istante e risponde con un’immediatezza che dovrebbe indurci a riflettere e a non mostrare alcuna titubanza quando Dio chiamerà anche noi ad abbracciare la vita religiosa. Due aspetti del brano possono aiutarci nella nostra meditazione: la chiamata di un discepolo esattore e la presenza di esattori e peccatori nella missione del Signore.
La chiamata di un discepolo esattore
Mentre insegnava alle folle in riva al mare, Gesù vide Levi seduto all’ufficio delle imposte, che espletava il suo lavoro amministrativo e gli disse in modo perentorio di seguirlo. Si trattava di un uomo che faceva l’esattore delle tasse, un pubblicano al servizio dei Romani disprezzato dai suoi concittadini, il quale, ciò malgrado, appena ricevette la chiamata, non ci pensò su due volte, si alzò e lo seguì.
I Vangeli non ci danno alcuna informazione sulla chiamata degli altri sette discepoli, né sulle loro occupazioni. Gesù disse a Filippo “Seguimi”, Giovanni 1:43, ma il testo non dice quale fosse il suo lavoro. Possiamo vedere in questo l’intenzione dello Spirito di Dio di mostrarci che nessuna attività è un impedimento a seguire il Signore. Non è richiesta una formazione particolare e tutti gli strati della popolazione possono essere rappresentati.
Di tutti i discepoli, Levi, poi chiamato Matteo, era forse il più istruito, infatti egli scrisse il primo libro del Nuovo Testamento.
Con i pubblicani e i peccatori
La Parola non menziona più nulla di particolare su Matteo durante il ministero del Signore o durante il periodo registrato negli Atti, fornisce però alcuni dettagli sul giorno in cui fu chiamato. L’esattore delle tasse manifesta spontaneamente la sua generosità, non temendo di riempire la sua casa con una folla eterogenea di esattori e peccatori. Aveva appena ricevuto la grazia di Gesù, quindi voleva che molti altri ne beneficiassero. Fin dall’inizio divenne un vero discepolo di Gesù, il Servo perfetto che “non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”.
Come discepolo del Signore, Levi è un esempio per ogni cristiano: anche noi, infatti, siamo esortati a praticare l’ospitalità: “Non dimenticate l’ospitalità, perché con essa alcuni hanno ospitato inconsapevolmente gli angeli” (Ebrei 13:2); “… siate ospitali gli uni verso gli altri, senza mormorare” (1 Pietro 4:9), come ci dice l’apostolo Pietro. L’ ospitalità, che in Oriente era un dovere sacro, deve essere spontanea e diretta. È anche una testimonianza potente nei confronti dei non credenti e non assomiglia molto al tipo di ospitalità che pianifichiamo con cura, cercando di guadagnare la reciprocità. Il Signore lo disse apertamente a un certo fariseo: “Quando fai un banchetto, invita i poveri e gli storpi… perché non hanno denaro per ripagarti” (Luca 14, 13-14).
Il fatto che gli esattori e peccatori siano ben accolti disturba molto gli scribi e i farisei, che interrogano i discepoli senza ancora osare rimproverare direttamente Gesù. Ma il Signore non lascia i suoi discepoli nei guai e risponde lui stesso, lasciando i suoi avversari senza risposta. La loro stessa giustizia li mette al di fuori della salvezza che Gesù porta. Ahimè, non è forse così spesso tra gli uomini? Accettare la salvezza presuppone che si riconosca di essere perduti, senza altra risorsa che la grazia di Dio.
Cari fratelli e sorelle, questo Anno giubilare sia per noi un’occasione di discernimento, per rispondere alla nostra vocazione.
Vi auguro una buona domenica.
Don Jean-Claude Ngoy, sdb
Fonti: Sondez les écritures
