L’Annunciazione

Carissimi tutti, il brano con cui l’evangelista Luca presenta l’Annunciazione del Signore alla Vergine Maria è di assoluta importanza, perché è la prima manifestazione della Trinità nel Nuovo Testamento. Nel dialogo tra l’angelo Gabriele e Maria è possibile individuare alcuni elementi che meritano una profonda riflessione: la missione dell’Angelo, la risposta di Maria e la sua sottomissione al progetto di Dio per la salvezza del mondo.

Gabriele aveva già annunciato la venuta del Messia al profeta Daniele (Daniele 9:25, 26), ma viene nuovamente inviato da Dio per consegnare il messaggio più grande e più bello mai affidato a un angelo. La speranza risvegliata dalla prima promessa di Dio al “seme della donna” (Genesi 3:15) non si era spenta: bruciava ancora nei cuori un residuo di fede. Galati 4:4 e conferma che questa promessa riguardava Maria. Gabriele, recandosi a Nazaret, una città disprezzata (Gv 1,45), per incontrare Maria, promessa sposa di Giuseppe, compì la sua missione con zelo e fedeltà

Il racconto è caratterizzato da una grande semplicità: la comunicazione non avviene in sogno (Matteo 1. 20) come per Giuseppe, né nel tempio, ma nella casa dove viveva la giovane, che era quindi oggetto di un grande favore divino; inoltre, l’intervento dell’angelo non è presentato come una risposta alle sue preghiere, anche se, come ogni pia donna di Israele, aspirava ad essere lei a dare alla luce il Messia.

 Maria è turbata dal saluto angelico ed è anche sorpresa di essere oggetto delle attenzioni del visitatore celeste.  Oltretutto, Come vergine, non poteva dare alla luce un bambino senza perdere la fiducia di Giuseppe (Matteo 1:19) e senza essere lapidata in Israele (Deuteronomio 22:24). Quello che le era stato chiesto non si era mai visto prima: Dio era stato capace di dare figli a coppie sterili… ma non lo aveva fatto con una vergine, anche se lo aveva annunciato (Isaia 7,14).

L’angelo si affretta a mostrarle le glorie del figlio che dovrà partorire: le rivela il suo nome, la sua grandezza, la sua divinità, la sua regalità eterna. Maria non tace, ma chiede con fede e semplicità: “Come avverrà questo?”

La risposta di Gabriele è straordinaria. Non contiene alcuna prescrizione per il nazareno, come per i genitori di Giovanni. Il Signore adempirà la legge secondo un criterio che nessuno era mai stato in grado di soddisfare: la consacrazione volontaria in completa obbedienza (Salmo 40:7; 22:10, 11). Ma l’angelo presenta un elenco di verità essenziali: la reale umanità del Messia; la sua divinità e il suo titolo di Salvatore: Gesù – Geova è Salvatore; la sua grandezza personale; la sua identità: Figlio di Dio; il suo titolo di re e la durata del suo regno.

Così, in tre versetti, si combinano le sue due venute.

L’angelo rivelò a Maria che anche Elisabetta, sua parente, avrebbe dato alla luce un figlio. Le due donne potevano così condividere le loro esperienze spirituali, ciascuna incoraggiata dalla fede che è nell’altra (Romani 1:12).

La sottomissione di Maria è da sottolineare: non guarda a sé stessa, ma “presenta il suo corpo come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio” (Romani 12:1).

Cari fratelli e sorelle, abbiamo fatto un cammino spirituale per arrivare a questo grande appuntamento nel mistero dell’incarnazione di Dio con noi. Apriamo, come Maria, il nostro cuore per accogliere questo dono. Buon Natale a tutti e un felice anno nuovo nella speranza.

Don Jean-Claude Ngoy, sdb.