Carissimi tutti, oggi celebriamo la quinta domenica di Avvento.
Tre aspetti possono aiutarci a capire e a vivere meglio questa domenica: Gesù al Giordano, l’umiltà di Giovanni Battista e l’eccellenza del Figlio di Dio.
Gesù al Giordano
Nonostante la loro fondamentale differenza, esiste una reale continuità tra il servizio di Giovanni Battista e il ministero del Signore Gesù. Giovanni ha preparato la strada al Signore nella misura in cui invitava il popolo al ravvedimento, condizione necessaria per il suo battesimo, che era il segno del pentimento che apriva il cuore a ricevere la salvezza. Gesù ha portato questa salvezza e ha pagato il prezzo della sua opera con la crocefissione. La continuità di questi due ministeri è sottolineata dal breve soggiorno di Gesù sulle rive del Giordano e dal fatto che anche i suoi discepoli iniziarono a battezzare.
L’azione dei discepoli di Gesù fu mal interpretata dai seguaci di Giovanni, che la videro come una competizione con il loro maestro. Pensavano che il servizio di Gesù lo avrebbe danneggiato. Se avessero compreso il significato delle parole di Giovanni quando disse: “Questo è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”, sarebbero stati felici di vedere le folle venire da Gesù.
Giovanni parlò loro con grande tatto, ricordando il significato profondo della testimonianza che aveva reso a Gesù. Lui stesso aveva ricevuto da Dio il ministero che stava espletando; Gesù, a sua volta, stava svolgendo il servizio che Dio gli aveva affidato. Per Giovanni Battista era un vero privilegio essere testimone dei primi atti di colui di cui era precursore.
L’umiltà di Giovanni Battista
Giovanni era solo un amico di Gesù, ma, non appena molte persone si avvicinarono a Gesù, la sua gioia di precursore si realizzò. Il primo movimento di queste poche persone fu il pegno della salvezza di molte altre che sarebbero poi diventate spose dell’Agnello. Giovanni si fece da parte davanti a questa azione dello Spirito di Dio nel cuore delle persone, perché solo il Signore ha tutti i diritti sugli affetti dei credenti. Il desiderio di ognuno di noi dovrebbe essere che Gesù cresca sempre di più nei nostri cuori. Ma questo può avvenire se la nostra autostima diminuisce: solo così possiamo dire come Paolo: “Non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Galati 2:20).
Gesù doveva crescere ulteriormente nella stima di coloro che volevano seguirlo. Quanto a Giovanni, sarebbe stato messo da parte, perché il suo servizio era terminato e la sua corsa conclusa (At 13,25). Egli trascorrerà mesi in prigione, per poi venire decapitato da un re empio. Il profeta visse l’ultimo periodo della sua vita da scoraggiato (chi non lo sarebbe stato?). Mail Signore si preoccuperà di restituire l’onore al suo servo fedele (Luca 7,26-28).
Eccellenza del Figlio di Dio
Gesù è venuto dall’alto; Giovanni dalla terra, come uno di noi. Gesù è quindi al di sopra di tutti: solo lui può dare una testimonianza inconfutabile, “una testimonianza più grande di quella Giovanni, come dirà egli stesso”. Chi ha ricevuto questa testimonianza suggella che Dio è vero, cioè lo riconosce positivamente. È questo il senso della fede: mettere il sigillo sulla veridicità della parola di Dio accogliendo colui che Dio ha mandato. Gesù esprime pienamente le parole di Dio e ha la pienezza dello Spirito. Come Dio stesso, condivide l’amore e l’autorità del Padre.
Cari fratelli e sorelle, il nostro cammino verso il Natale prosegue normalmente. Il giorno della vigilia avremo l’opportunità di partecipare all’apertura della Porta Santa per il Giubileo della Speranza. Apriamo i nostri cuori affinché Gesù venga accolto nei nostri cuori e nelle nostre famiglie. Auguro a tutti voi una buona domenica.
Don Jean-Claude Ngoy, sdb.
