Buongiorno a tutti. Domenica scorsa abbiamo meditato sull’amore di Dio e del prossimo con la parabola del Buon Samaritano. Questa domenica, la Parola di Dio ci offre un’altra parabola, quella degli operai nella vigna. Condivido tre pensieri per questa domenica: La chiamata a lavorare nella vigna del padrone, il lavoratore dell’undicesima ora e la valutazione del padrone.
1.La chiamata a lavorare nella vigna del padrone
Pietro sembrava aspettarsi che il suo Maestro gli desse il riconoscimento che meritava per la sua abnegazione e fedeltà. Gesù gli rispose che poteva fidarsi di lui su questo punto; ma ora gli avrebbe mostrato che l’unica misura che vale nel regno dei cieli è quella della grazia sovrana del Signore. Per illustrare ciò, Gesù ricorre a un’immagine familiare ai discepoli: quella della vite. Il Signore aveva paragonato il suo popolo a una vigna da lui curata (Isaia 5,1-7). È con la stessa attenzione che il padrone di casa guarda alla sua vigna attuale, cioè all’ambito in cui è riconosciuta la sua autorità e in cui gli operai sono al suo servizio. Fin dall’inizio del giorno, fin dall’inizio del cristianesimo, ha chiamato operai in questo campo di lavoro; lo fa di nuovo all’undicesima ora, l’ora che precede il suo ritorno.
Nella storia del regno dei cieli, Israele è stato invitato a entrare per primo (Atti 2:39); poi la chiamata è stata rivolta a tutte le nazioni (Atti 13:46, 47). Sono come il mercato, occupato dal traffico di questo mondo; gli uomini sprecano il loro tempo e la loro vita. Giorno dopo giorno, ora dopo ora, Gesù chiama fuori dal mondo coloro che ascoltano la sua voce; essi possono diventare servi utili al Maestro (2 Timoteo 2:21). Essi non lavorano per questo mondo, che passa, ma per quello eterno.
2.Il lavoratore dell’undicesima ora
Il Maestro esce all’ultima ora; chiama insistentemente le persone a entrare nel suo regno. Alla fine della giornata, trova ancora uomini fermi lì; hanno sprecato il loro tempo fino a quel momento. Non hanno rifiutato ostinatamente, ma nessuno li ha ingaggiati. Soprattutto quest’ultima chiamata mostra la grazia del Signore, che apre la porta del regno a tutti coloro che vogliono ascoltare la sua voce; l’ultima ora è certamente giunta oggi.
Egli chiama all’undicesima ora della loro vita anche coloro che non sono ancora entrati. Il ladro convertito sulla croce avrà il suo posto nel regno (Luca 23:42, 43); può esserci una dimostrazione più meravigliosa della grazia di Dio? Ma quale sarà il suo salario, potremmo chiederci, visto che non ha avuto tempo di lavorare? Lasciamo che sia il Maestro a dargli ciò che è giusto. Egli ha testimoniato, di fronte al mondo intero che si rivoltava contro Gesù, che colui che gli uomini avevano crocifisso era giusto, che era il Signore della gloria.
3.La valutazione del padrone
La sera ogni lavoratore riceve il suo salario e gli ultimi sono i primi a riceverlo. Inoltre, la loro paga è uguale a quella dei lavoratori del giorno. Il padrone è ingiusto? Certo che no: dà ai primi operai quello che era stato pattuito. Perché mormorano? Perché pensano di meritare molto di più degli ultimi. Il Signore ci insegna questa grande lezione: nel regno di Dio, la ricompensa non è mai un diritto. Tutti coloro che hanno lavorato sono servi inutili (Luca 17:10), di cui il Maestro avrebbe potuto fare a meno; nessuno merita nulla. Ogni servizio reso per lui è una grazia che egli concede e il suo valore sarà valutato secondo il suo apprezzamento divino, non secondo la scala degli uomini.
Conclusione
Carissimi, nella parabola, i primi assunti riflettono lo spirito del mondo; gli uomini non sono mai soddisfatti del loro salario e guardano sempre a quello dei loro vicini; trovano il loro lavoro e i loro meriti poco ricompensati. Siamo nello spirito del Maestro, che è buono; egli concede i suoi favori secondo le ricchezze della sua grazia a coloro che non hanno alcun merito, ma che accettano tutto dalla sua mano con gratitudine. È con questo spirito che operano coloro che saranno i primi; essi sono consapevoli di essere stati scelti e chiamati secondo l’elezione della grazia (2Romani 11. 5, 6). Possiamo domandarci, sono contento di ciò che Dio mi dà ogni giorno? Sono grato? Sono pronto a rispondere alla chiamata e a lavorare nella vigna del padrone?
Vi auguro un buon cammino di speranza e buona domenica.
Don Jean-Claude Ngoy, sdb.
