L’Esaltazione della Santa Croce e la Madonna Addolorata

«O croce gloriosa di Cristo, tu rendi vane le seduzioni del Maligno e spezzi le catene dei peccati! Esultino tutti i popoli: il nostro Re ha sconfitto l’inferno».

Così la liturgia ci introduce alla festa dell’Esaltazione della Santa Croce, il 14 settembre. Parole sorprendenti: come si può parlare di gloria e di vittoria davanti alla Croce, strumento di una morte così dolorosa? È proprio qui che incontriamo uno dei grandi paradossi della fede cristiana.

Per il cristiano la Croce non è simbolo di morte, ma sorgente di vita e salvezza. Guardiamo alla Croce come guardano gli innamorati a un luogo che conserva la memoria della persona amata: perché lì, sul Calvario, Gesù ha voluto essere solidale fino in fondo con la nostra umanità, con il suo dolore e fragilità.

Come il serpente di bronzo innalzato da Mosè nel deserto diventava segno di vita per chi lo guardava, così il Figlio dell’uomo innalzato sulla Croce diventa per noi sorgente di vita eterna. Comprendere questo non è immediato. Anche san Pietro aveva faticato ad accettare una salvezza che passasse attraverso la sofferenza.

Prendere la propria croce, però, non significa cercare il dolore, ma affrontare con Cristo ciò che nella nostra vita è difficile, partecipando alla lotta contro il male. Anche la gioia cristiana ha qualcosa di paradossale.

Non cancella la fatica, ma può mettere proprio nella Croce le proprie radici. San Josemaría Escrivá diceva: «la gioia ha le radici a forma di Croce». Pensiamo alla gioia dell’innamorato. Stare accanto a una persona cara in ospedale, rinunciare a qualcosa per un familiare, alzarsi nella notte per un bambino sono fatiche che non vorremmo evitare, perché l’amore rende prezioso persino ciò che costa.

Per questo possiamo imparare a parlare con il Crocifisso: raccontargli una preoccupazione, una delusione, una persona che ci fa soffrire, una decisione difficile. È un po’ il rapporto che Guareschi racconta nelle storie di don Camillo con il Crocifisso: don Camillo protesta, discute, chiede consiglio.

La fede è imparare a stare con Gesù e a portargli ciò che viviamo. Non sempre cambia subito la situazione, ma può cambiare il nostro modo di guardarla.

E qui incontriamo Maria. Il 15 settembre celebriamo la memoria della Beata Vergine Maria Addolorata. L’antifona allo spezzare del Pane ci presenta la Madre «in piedi sotto la croce», mentre guarda con amore le ferite del Figlio.

Maria non fugge: rimane. Questo mistero ci è particolarmente vicino. Il Santuario di Rho, dedicato alla Madonna Addolorata, custodisce nella cappelletta alle spalle della chiesa principale un antico affresco della Pietà, databile ai primi del XVI secolo. Maria tiene sulle ginocchia il Figlio morto: l’immagine della Madre che continua ad amare anche quando tutto sembra concluso.

Davanti a quella immagine possiamo fermarci qualche minuto e affidare a Maria le nostre sofferenze e quelle delle persone che amiamo, chiedendole di insegnarci a stare sotto la Croce con la stessa fedeltà con cui lei vi è rimasta, riconoscendo anche nelle nostre fatiche la presenza di Cristo che salva e dona vita.

Daniela Fontana

Fonti:
Almanacco liturgico della Diocesi di Milano (chiesadimilano.it), Messale Ambrosiano

Le radici della gioia | Articolo (opusdei.org)

G. Guareschi, Don Camillo | Romanzo

Sito del Santuario di Rho (oblatirho.it)