Dei tanti pensieri dello scrittore francese Georges Bernanos (Parigi 20 febbraio 1888- Neuilly-sur-Seine 5 Luglio 1948 ), è rimasta famosa la frase:
“la casa di Dio è una casa di uomini, non di superuomini. I cristiani non sono superuomini ..”
Per meglio intendere cosa voglia dire essere uomini è fondamentale fare riferimento all’espressione biblica “Iddio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza” (Gn.1,26), di cui la Dottrina della Chiesa precisa che questa “immagine” e “somiglianza“ a Dio non è prevaricante sulla libertà dell’uomo, così che esso non è, fin dall’inizio, un “condannato“ alla santità, bensì resta un essere umano che può scegliere liberamente se accogliere o rifiutare questo dono, realizzando la propria vocazione nell’amore o allontanandosene. Allora, chi è il “superuomo” citato da Bernanos?
Nella Bibbia non si trova questo vocabolo, ma, al contrario, sono molteplici le citazioni dei comportamenti umani condannati da Dio che possono essere sintetizzati nell’atteggiamento di chi pone il proprio io al posto di Dio, “il superbo”, cioè colui che si sente e si comporta nella vita come un essere superiore agli altri: un superuomo!
E, invece, chi sono gli uomini della casa di Dio? Certamente lo sono i “santi”, cioè coloro che si lasciano salvare da Cristo che si è fatto crocifiggere per consentire a tutte le creature di diventare santi (Lv. 11,45) avendo dato a tutti, ed a tutti indistintamente, la medesima libertà di scegliere Dio ed i mezzi sacramentali per purificare la loro soggettiva esistenza macchiata dal peccato (che non è solamente quello originale).
Nella Comunità interconfessionale di Taizé, il suo fondatore frère Roger, usava spesso la parola “confiance“, il cui significato è confidenza (con)o fidarsi di (Dio), per sintetizzare il rapporto dell’uomo che vorrà vivere da santo, perché fare questo non è frutto di arrendevolezza o di irrazionalità, ma, al contrario, è sano esercizio della ragione e di lotta interiore, accettando di credere profondamente, rinunciando a qualunque tipo di indagine o di verifica sui Misteri di Dio, perché questo per lui sarebbe cosa “troppo profonda” e “troppo alta”, perché “eccelsa”.
In conclusione, il cristiano che sceglierà di vivere da santo, nella propria vita di Fede, dovrà sempre usare “le confiance” per coniugare al meglio la fede con la propria debolezza.
Francesco Renna

