Il termine “Addolorata” richiama immediatamente la profezia dell’anziano Simeone, il quale rivolgendosi a Maria nel tempio preannunciò: “E anche a Te una spada trafiggerà l’anima”.
Cosa avrà compreso e provato la Vergine di fronte a quelle parole? L’evangelista Luca ci offre una chiave di lettura profonda: “Maria, da parte sua, conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”.
Il cuore e la mente di Maria diventano così come uno scrigno dorato, custodi gelosi del tesoro inestimabile costituito da tutto ciò che proveniva da Dio.
La memoria viva di quella profezia ci conduce direttamente sul Calvario, nel momento supremo dell’offerta: “Stavano sotto la Croce di Gesù sua Madre, la sorella di sua Madre, Maria madre di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù, allora, vedendo sua Madre e accanto a Lei il discepolo Giovanni che egli amava, disse alla madre: “donna, ecco tuo figlio!”. Poi disse al discepolo: “Ecco tua Madre!”. E da quel momento il discepolo la accolse con sé.
Maria riempie interamente questa scena di indicibile dolore. In pochi versetti, lo Spirito Santo mette in luce la sua presenza chiamandola per ben cinque volte “Madre”, una volta “Donna” e una volta attraverso il pronome “la”: un’insistenza sacra che fonda, proprio ai piedi della Croce, la sua maternità universale verso la Chiesa.
Dopo aver lasciato il Figlio Gesù sulla Croce ed essere stata affidata al figlio Giovanni, Maria si è trovata a diventare la Madre di tutti i credenti, rappresentati dal discepolo Giovanni. Da quel momento la Vergine si sentirà invocare come Madre da una moltitudine di figli, appartenenti a ogni razza, popolo e lingua.
L’intera esperienza che Maria ha vissuto accanto a Gesù, coronata sì da gioie grandi e intense, ma segnata anche da “spade” laceranti, le ha dilatato il cuore, fino a farne la Madre universale dell’umanità. Quella spada preannunciata da Simeone, in realtà, ha cominciato presto a trapassare la sua anima.
Le porte sbattute in faccia a Lei e a Giuseppe a Betlemme, mentre erano in ansiosa ricerca di un alloggio modesto nel quale dare alla luce il Figlio di Dio, avevano già iniziato a ferire profondamente il suo cuore materno.
Poco dopo, all’indomani dell’incontro gioioso con i Magi, la quiete svanisce: Giuseppe si sente dire dall’angelo in sogno: “Alzati, prendi con te il Bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti sta cercando il Bambino per ucciderlo”. Anche in questo esilio forzato, nel dramma di una famiglia profuga e minacciata, una spada affilatissima ha trapassato l’anima di Maria.
Il ritorno di Gesù al suo paese natale, Nazaret, era iniziato bene. “La sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi”. Eppure, anche in quella cerchia familiare, la spada del dolore è riapparsa, ferendo profondamente l’anima di Maria.
Il successivo discorso di Gesù nella sinagoga di Nazaret provocò un’improvvisa e violenta ribellione: “all’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori dalla città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costituita la loro città, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò”.
Una notizia così drammatica non poté non giungere all’orecchio della Madre, che ancora una volta si vide trafiggere l’anima da un dolore acutissimo.
L’intera vita di Maria è stata costellata da questa spada misteriosa, che di volta in volta ha assunto volti e forme differenti. Tuttavia, rimanendo fedele alla sua identità di “Serva”, come si era dichiarata nell’Annunciazione, ella ha continuato ad abbracciare con totale fiducia la volontà del Padre.
Anche la vita di Gesù è stata segnata dal rifiuto e dalla malvagità umana, in un crescendo di perfidia e di brutalità. Ma a prevalere su questo abisso di violenza è stato il culmine dell’Amore, che in Gesù si è fatto perdono universale. Quella supplicaestrema pronunciata sulla Croce, “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”, ha suggellato per sempre la sua offerta d’amore.
Don Sandro

