Seconda domenica dopo il Martirio di San Giovanni Battista

Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi la seconda domenica dopo il martirio di san Giovanni Battista. La liturgia della parola di Dio ci invita a riflettere sull’amore di Dio che genera vita. Per approfondire questi concetti, guardiamo ciò che ci propone la parola di Dio.

L’oracolo di Isaia (60, 16-22) è un grandioso annuncio di speranza e di luce rivolto a Gerusalemme, la santa Sion. Questo celebre brano, tratto dal Terzo Isaia, proclama la fine definitiva delle sofferenze dell’esilio e preannuncia la gloriosa trasformazione della città, interamente rinnovata dalla presenza gloriosa del Signore.

Nella prima lettura il profeta descrive una totale inversione delle sorti. Il popolo di Israele berrà il “latte delle nazioni” e sarà allattato dai re: un’immagine potente per indicare che le ricchezze e le energie del mondo riconosceranno il primato spirituale di Dio in Sion. L’oro e l’argento prenderanno il posto della povertà dell’esilio, mentre le mura della città si chiameranno “Salvezza” e le sue porte “Lode”, sancendo la fine definitiva di ogni violenza e devastazione. Il cuore teologico del brano risiede però nella promessa della luce eterna. Il sole e la luna non serviranno più a illuminare i giorni, poiché il Signore stesso sarà luce eterna per Gerusalemme. Tramonta così il tempo del lutto e del limite terreno, e la gloria di Dio diventa l’atmosfera stessa in cui vive il popolo. Una comunità interamente composta da giusti erediterà la terra per sempre come germoglio piantato dal Signore per manifestare la Sua gloria. Il versetto finale (22) racchiude una promessa di speranza immensa: “Il più piccolo diventerà un migliaio, e il minimo una nazione potente. Io, il Signore, affretterò la cosa a suo tempo”.

La prima lettera ai Corinzi è un testo fondamentale del Nuovo Testamento in cui san Paolo dimostra come la fede cristiana si regga interamente sulla risurrezione di Gesù Cristo e sulla Sua vittoria finale sul male e sulla morte. Senza risurrezione, la fede svuota sé stessa di ogni significato. L’apostolo afferma con forza che se Cristo non fosse risorto, i nostri peccati non sarebbero stati perdonati; di conseguenza, chi ponesse la propria fiducia in un Cristo rimasto nel sepolcro sarebbe l’uomo più infelice, poiché avrebbe sperato invano in una menzogna. Proprio in questa verità pasquale risiede il valore supremo della nostra fede. 

Il secondo insegnamento che ci trasmette san Paolo è la rivelazione di Cristo come inizio nuovo. Egli è il primo a risorgere, colui che vince la morte una volta per tutte, diventando la garanzia che anche noi seguiremo la sua stessa strada. Si compie così un parallelismo universale: come attraverso il primo uomo, Adamo, il peccato e la morte sono entrati nel mondo, così, attraverso Cristo, la vita e la risurrezione vengono donate a tutta l’umanità.

Passando al brano del Vangelo di Giovanni, Gesù rivela la Sua profonda e intima unione con il Padre, mostrando di agire in perfetta sintonia con Lui come un figlio che impara dal padre. In questa pagina emergono due nuclei fondamentali: il rapporto d’amore tra il Padre e il Figlio e, in secondo luogo, il mistero del giudizio e della salvezza. Gesù spiega che il Figlio non fa nulla da solo, ma compie solo ciò che vede fare al Padre. Il Padre, infatti, ama il Figlio e gli mostra tutto il Suo operato, donandogli persino lo stesso potere supremo di dare la vita. Come il Padre risuscita i morti e dà la vita così anche il Figlio dona la vita a chi vuole. Come si può comprendere, allora, il tema del giudizio e della salvezza? Il Padre non giudica nessuno, ma ha rimesso ogni giudizio al Figlio, affinché tutti onorino il Figlio allo stesso modo in cui onorano il Padre. Chi ascolta la parola di Gesù e crede in Colui che lo ha mandato, possiede, nel presente, la vita eterna: questa persona non va incontro al giudizio di condanna, ma è già passata dalla morte alla vita.

Cari fratelli e sorelle, ringraziamo Dio per il suo grande amore per noi e per la vita che Egli ci offre come segno della sua misericordia. Chiediamo la grazia di una fede grande per la nostra salvezza.

Auguro a tutti una buona domenica.

Don Jean-Claude Ngoy, sdb.