Seguire il Signore
Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi la quinta domenica dopo Pentecoste. Il tema che desidero proporvi è l’invito a seguire il Signore con un cuore libero e una totale disponibilità. Seguire Gesù esige una scelta radicale: significa metterlo al primo posto, fare nostro il suo stile di vita e amare il prossimo come Lui ci ha amati.
Non si tratta solo di seguire un’ideologia o un insieme di regole, ma di instaurare una relazione personale e quotidiana con Lui. Nel cammino cristiano, questa sequela si traduce in atteggiamenti concreti: l’ascolto della Parola, l’imitazione del Maestro, l’accoglienza della propria croce, il servizio agli altri e la condivisione.
Il discepolo impara dal Maestro leggendo e meditando il Vangelo, cercando di comportarsi come Gesù si comporterebbe nelle scelte di ogni giorno. Questo è un atteggiamento di ascolto e di imitazione. Il discepolo deve avere il coraggio di compiere scelte scomode per amore, affrontando le difficoltà e le rinunce che la fedeltà al Vangelo comporta.
Questo atteggiamento si chiama accettare la propria croce. La sequela si concretizza nell’essere “pescatori di uomini”, ovvero nel farsi strumenti di amore, giustizia e accoglienza per chi è più vulnerabile. Questo atteggiamento si chiama servizio agli altri. Infine, c’è la condivisione che non significa necessariamente abbandonare i propri affetti o il proprio lavoro, ma riordinare le priorità affinché Dio sia il punto di riferimento assoluto.
Cosa ci offre la parola di Dio?
La prima lettura ci offre i versetti che segnano una svolta epocale nella Bibbia: il passaggio dalla storia primordiale dell’intera umanità (il peccato, Babele) alla storia della salvezza incentrata su una sola famiglia. È il passaggio dal caos e dalla dispersione alla chiamata e alla promessa.
Il testo ci insegna che per ricevere la benedizione di Dio è necessario abbandonare le nostre “sicurezze” e mettersi in cammino. La fede non è un possesso statico, ma un’avventura dinamica basata sulla Parola di Dio. L’abbandono di Abramo anticipa la vocazione di ogni credente: passare dall’isolamento e dall’autosufficienza all’apertura verso un progetto più grande voluto da Dio.
Il brano della seconda lettura offre una riflessione sulla fede, presentata non come un’idea astratta, ma come il motore della vita cristiana. L’autore mostra come la fede sia l’ancora che permette di affrontare il presente aggrappandosi alle promesse invisibili di Dio, proprio come fecero i patriarchi dell’Antico Testamento.
Per noi oggi, questo invito si traduce in un richiamo forte: non leghiamoci eccessivamente alle sicurezze mondane. Siamo chiamati a vivere con la consapevolezza che la vera “città”, la nostra destinazione finale, è il cielo.
La fede permette di superare la paura dell’ignoto e di sopportare le difficoltà terrene, sapendo che il progetto di Dio si estende oltre l’orizzonte immediato.
Il brano del Vangelo di Luca illustra il “costo” e le esigenze del discepolato. Attraverso tre brevi incontri, Gesù insegna che seguirlo richiede una scelta radicale e immediata, libera da attaccamenti materiali, affetti familiari totalizzanti o nostalgie del passato.
Cari fratelli e sorelle, cerchiamo di capire bene questi tre incontri con il loro significato.
Il testo presenta tre potenziali seguaci, ognuno dei quali pone una condizione, ricevendo in cambio una risposta netta da parte di Gesù.Nel primo incontro troviamo un uomo che si offre di seguirlo ovunque. Gesù risponde: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. Gesù avverte che seguirlo non offre sicurezze terrene o comodità. Richiede il distacco dalle sicurezze materiali.
Nel secondo incontro, Gesù chiama un altro, che chiede: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gesù replica: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu va’ e annunzia il regno di Dio”. Non è una mancanza di rispetto per il lutto, ma un forte monito. L’annuncio del Vangelo e la vita nuova hanno la priorità assoluta su tutto il resto.
Nel terzo incontro, un altro ancora dice: “Ti seguirò, Signore; ma prima lasciami congedare dai miei familiari”. Gesù risponde: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio”. Seguire Gesù esige concentrazione e decisione. Non si può servire il Vangelo guardando alle abitudini o agli affetti lasciati alle spalle, pena l’incapacità di tracciare un solco dritto.
Cari fratelli e sorelle, il commento centrale di questi versetti ruota attorno al concetto di radicalità. Gesù non sta svalutando la famiglia o il rispetto per i defunti, ma sta affermando che l’adesione al Regno di Dio deve essere la bussola della vita.
Come rispondiamo alla chiamata del Signore? Siamo liberi e disponibili a seguirlo? Ognuno di noi deve rispondere nel suo cuore a queste domande.
Vi auguro una buona domenica e buona estate. Riprenderemo il nostro cammino nell’ultima domenica di agosto!
Don Jean-Claude Ngoy, sdb.

