Riprendo il titolo di un famoso libro di Ernest Hemingway, per una riflessione sulle campane che sono tornate a suonare, dopo diverso tempo, sul campanile di San Bernardino e speriamo che presto ciò avvenga anche nella centrale Santi Pietro e Paolo.
Il 20 maggio, festa di San Bernardino, dopo la loro ri benedizione le rinnovate campane sono tornate al loro posto e dopo qualche giorno il loro dolce suono è tornato a riecheggiare nel borgo di Valera.
Oggi non c’è più bisogno di un segnale sonoro che indichi il momento della giornata, o gli eventi tristi e gioiosi della vita, ma solo perché la vita sociale è passata da esistenza condivisa (uno strumento utile a tutti) a somma di esistenze sempre più individuali se non addirittura egocentriche.
Ognuno fa per sé, ha i suoi strumenti personali che gli dicono tutto e alle volte troppo, che ci permettono di connetterci, ma condividendo troppo poco. Un tempo, per esempio, la campana suonava per annunciare la morte di uno di noi.
Sapevamo che la triste notizia non era un’informazione, ma una sollecitazione a partecipare al dolore della famiglia che aveva perso il proprio caro e l’avremmo espresso anche partecipando al funerale e magari sul momento, recitavamo qualche preghiera.
La campana non è soltanto il progenitore del suono delle notifiche del nostro telefono, è molto di più. E’ la sollecitazione a prendere coscienza delle situazioni fondamentali della vita e del loro immenso valore.
Le campane non suonavano continuamente, ma solo per le situazioni importanti e che ci devono ricordare che tutti siamo uomini con lo stesso sacro valore. Il tempo scorre uguale per tutti, i sacramenti ci ricordano che tutti abbiamo bisogno della medesima salvezza e che tutti torniamo all’unico Padre.
Le campane suonano per tutti noi ed il loro suono è per tutti noi e per ciascuno di noi.
Don Luca Fossati

