Cari fratelli e sorelle, celebriamo la terza domenica dopo Pentecoste.
Il concetto di Dio creatore definisce una divinità responsabile dell’origine dell’universo e di tutto ciò che esiste. Questa figura centrale in molte religioni (come ebraismo, cristianesimo e islam) non solo ha plasmato il mondo, ma gli ha conferito un ordine e continua a sostenerlo attraverso la sua provvidenza.
Faccio due premesse sulla visione biblica, la visione teologica e filosofica. Nella Genesi, Dio crea attraverso la parola (“Sia la luce”). È un atto di volontà, di amore e di ordine che trae l’universo dal nulla (ex nihilo), ponendo l’essere umano come vertice del creato e custode del pianeta. Grandi pensatori, come Tommaso d’Aquino, hanno elaborato riflessioni che uniscono la fede alla ragione, definendo Dio come “l’essere stesso” e la causa prima di ogni movimento e realtà.
Cosa ci offre la parola di Dio di questa domenica? Il brano Genesi presenta la creazione come un’opera di vicinanza e intimità. Dio non crea l’uomo dall’alto, ma come un vasaio che lo modella dalla terra, infondendogli il suo alito vitale. Il testo rivela una vocazione umana precisa: vivere con responsabilità e libertà, custodendo il creato e compiendo scelte morali.
Questo testo esprime la concezione ebraica del rapporto tra Creatore e creatura. Dio ha un disegno d’amore e dona all’umanità un ambiente rigoglioso, ma richiede in cambio responsabilità, rispetto dei confini e cura per la terra. È una riflessione fondamentale sulla nostra identità: creature dipendenti da Dio, ma dotate del potere e della responsabilità di gestire il mondo circostante.
Nella lettera ai Romani, San Paolo contrappone la figura di Adamo a quella di Cristo. Spiega che il peccato e la morte sono entrati nel mondo attraverso un solo uomo (Adamo), ma la grazia e la vita eterna sono state donate sovrabbondantemente a tutti gli uomini attraverso l’unico giusto: Gesù Cristo. Questo passo della seconda lettura, una delle pagine più profonde della teologia paolina, delinea il passaggio dalla condizione di peccato alla salvezza attraverso un contrasto teologico.
Il brano di oggi, tratto dal Vangelo di Giovanni, ne rappresenta il cuore pulsante, tanto da essere spesso definito un “Vangelo in miniatura”. Il testo contrappone l’amore incondizionato e salvifico di Dio al libero arbitrio umano, che può scegliere di nascondersi nell’ombra della menzogna o di abbracciare la trasparenza della luce divina.
Cari fratelli e sorelle, mi permetto di approfondire qualche tema sul vangelo di oggi.
Sull’amore incondizionato, che ci ricorda che Dio non è un giudice punitivo in attesa di un errore, ma un Padre il cui amore è talmente smisurato da donare il proprio Figlio. La salvezza non si guadagna, si riceve semplicemente credendo e affidandosi a Lui.
Sulla salvezza, non la condanna, in quanto Gesù chiarisce che la sua venuta nel mondo non è per condannare, ma per offrire una via di scampo a un’umanità che si stava già perdendo.
Sul giudizio, come scelta perché chi non crede si autoesclude dalla salvezza. Il giudizio avviene qui e ora: la Luce è entrata nel mondo, ma l’essere umano sceglie le tenebre per proteggere le sue azioni malvagie.
Infine sull’operare la verità, in quanto chi sceglie il male fugge dalla luce per non far smascherare le proprie opere. Al contrario, “chi opera la verità” cammina verso la luce, permettendo a Dio di guidare e rendere palese ogni suo gesto.
Cari fratelli e sorelle, questo brano del vangelo di oggi ci ricorda che Dio ha già fatto la sua mossa, scegliendo l’amore. La vera domanda che il testo pone non riguarda i nostri peccati, ma la nostra direzione: stiamo scappando dalla luce per nascondere le nostre fragilità o stiamo andando verso di essa, permettendo a Dio di illuminare e purificare il nostro cammino? Il cammino della vita è una grande opportunità per fare delle scelte concrete di camminare nella luce di Dio.
Vi auguro una buona domenica.
Don Jean-Claude Ngoy, sdb.

