Pregare significa anche usare il corpo, attraverso movimenti che dovrebbero avere un significato, essere cioè dei veri e propri «segni».
Il più comune è quello della croce, ma ce ne sono altri che compiamo durante la liturgia e che, vissuti come semplici usanze, rischiano di perdere il loro valore.
Propongo qui una riflessione di Lionello Turrini sul segno di croce che facciamo durante la lettura del Vangelo. Lo ringraziamo perché ci ricorda il significato di questo gesto e ci lascia uno spunto su cui riflettere.
«Al momento della lettura del Vangelo… “Dal Vangelo di san…” ripetevamo: “Scolpisci, Signore, il tuo Vangelo sulla nostra fronte” (crocetta con il pollice sulla fronte), “sulle nostre labbra” (crocetta) e “sul nostro cuore” (altra crocetta).
Adesso la formula è sparita, però è rimasto un frammento delle crocette, che i veneti direbbero “ch’el xe un spegasso”, cioè uno scarabocchio.
In pratica, si compie un gesto incomprensibile, che parte dalla fronte e finisce… chissà dove.
Adesso è sparita la formula. Il lettore ricorda? Cosa suggerisce…?»
Lionello Turrini

